Conferenza sul clima di Parigi: successo o sconfitta?

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Conferenza sul clima di Parigi: successo o sconfitta?
La conferenza sul clima, tenutasi a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre, partiva dal presupposto che “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”, pertanto richiedeva “la massima cooperazione di tutti i paesi” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”.I negoziati, a cui hanno aderito tutti i paesi del mondo, tra cui anche i più inquinatori Cina, India e Stati Uniti, hanno stabilito che l'aumento della temperatura globale deve essere contenuto “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”. Per far questo è stato ideato un meccanismo di revisione degli obiettivi ogni cinque anni a partire dal 2018, inoltre dal 2020 verranno stanziati dai paesi di vecchia industrializzazione cento miliardi all’anno per incentivare l'uso delle tecnologie verdi a discapito del carbone.Gli aspetti negativi del trattato, contestati da più voci, sono molteplici. Prima di tutto la prima revisione sembra essere troppo spostata in là nel tempo per poter essere rispettata e non è stata fissata nessuna data per arrivare all'azzeramento totale delle emissioni. Inoltre i produttori di gas e petrolio hanno fatto pressioni affinché non fosse prevista una liquidazione totale delle energie fossili a favore delle energie pulite. Infine i paesi industrializzati hanno chiesto ed ottenuto che le verifiche sulle emissioni vengano autocertificate, senza che vi sia un controllo sopra le parti. Quello che emerge dalla conferenza, come fa notare l'attivista canadese Naomi Klein, è che le grandi potenze mondiali sembrano non volersi impegnare concretamente per raggiungere un obiettivo globale e senza compromettere i propri interessi. La notizia incoraggiante è che, nonostante gli attentati del 13 novembre a Parigi , la gente è scesa in piazza ed ha dato vita ad un movimento ben determinato a non soccombere di fronte alle imposizioni politiche e che si batterà per ottenere una “giustizia climatica”.